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giovedì 16 settembre 2010Aggiornato il:

Giappone 2010 - Il sogno che si avvera: Ghibli Museum

- puntata precedente: Incontrare due amici a Tokyo -


Diario di viaggio in Giappone
9 agosto 2010

Mi sveglio emozionatissima!! E’ arrivato il gran giorno del Museo Ghibli, oggi realizzerò un altro sogno e sono così felice che mi viene da piangere. Stanotte ha diluviato, e questa mattina per la prima volta il cielo è un po’ grigio, ma almeno la temperatura sembra essere scesa un po’. 

 La Chuo line da Asakusabashi arriva fino a Mitaka, che è una cittadina davvero graziosa. Dalla stazione parte il Neko Bus per il Museo, ma noi ce la facciamo a piedi. Nel vialetto alberato ci sono i cartelli con Totoro che indicano quanto manca al Museo, sono bellissimi. Anche le casette qui sono davvero belle, sembra un quartiere già visto in qualche cartone, la porta di casa al piano terra con le biciclette fuori, senza nemmeno un lucchetto…che invidia poter vivere così però. 
Il museo è in un parco ma non lo visitiamo perché minaccia di piovere e io ormai non vedo l’ora di entrare!

Totoro indica la strada per il Museo Ghibli!
Museo Ghibli


Ci fermiamo solo in una panchina a fare colazione con due buonissimi onigiri* comprati alla stazione (dove c’erano un sacco di negozi di prelibatezze da far venire l’acquolina in bocca). Una signora è rimasta a guardarci finchè non ha visto che abbiamo chiuso il sacchetto con le cose da buttare e ce lo siamo messi nello zaino, a quel punto ha proseguito per la sua strada tranquilla, forse aveva paura che sporcassimo. 

*Gli onigiri sono i panini di riso col ripieno e l'alga intorno.

All’ingresso del museo c’è un Totoro gigante dietro una finestra, e la biglietteria, ma noi abbiamo comprato i biglietti dall’Italia (e meno male! Un cartello indicava che per oggi erano tutti esauriti!!), passiamo oltre, una signorina controlla i passaporti e ci fa passare.

L'ingresso del Museo
Museo Ghibli

Dentro riceviamo la guida al Museo e i VERI biglietti: sono tre fotogrammi di un film, ci capita Kiki. Inizio ad avere la pelle d’oca. Andiamo subito a metterci in coda per vedere il cortometraggio dello Studio Ghibli, la sala cinema ha la forma della stanza giorno/notte del bambino di Yubaba nella Città Incantata. Finalmente entriamo, si spengono le luci e assistiamo alla proiezione di un bellissimo cortometraggio. Uscendo ho guardato il proiettore (che è protetto solo da una cabina trasparente), mi sono stupita di leggere il logo Cinemeccanica! Quanto avrei voluto poterlo fotografare, ma naturalmente lì, come in tutto l’interno del museo è proibito. 

Ho visitato estasiata ogni angolo di ogni stanza, e quando sono arrivata allo studio di Miyazaki non credevo ai miei occhi. Ci sono una marea di disegni, schizzi, paesaggi a olio, acquerelli…. 
Guardando ogni disegno mi chiedevo ma come fa? Come è possibile rendere in quella maniera una nuvola, un prato. Ero estremamente commossa (d’altra parte anche ora mentre scrivo e rivivo quei momenti sento farsi strada un nodo alla gola) e allo stesso tempo riconoscente. Non so spiegare bene i miei sentimenti in queste situazioni, ma parte della mia passione per il disegno la devo anche a lui, e a chi come lui crea cose meravigliose. Io posso solo tentare di copiare un disegno, non arriverò mai a questi livelli di arte, eppure per me sono uno stimolo continuo a crescere e migliorarmi. 


Mi sono staccata a fatica da queste stanze, e sono finita nella stanza del neko bus, ma solo i bambini potevano entrare. Diverse stanze sono dedicate ai giochi con la pellicola, ho pensato tanto ai miei amici/colleghi operatori, qui sarebbero diventati matti! Il giro è terminato nello shop “Mamma Aiuto” (si chiama così, come la banda di Porco Rosso). Che dire, avrei comprato di tutto ma i prezzi sono un po’ alti. Sono rimasta un po’ delusa del fatto che quasi tutti i gadget sono esclusivamente di Totoro, degli altri film non c’è molto. 

Mi sono comprata un portachiavi Fuliggine, un Totoro spilla, un’agenda bellissima di Totoro, mentre Lore ha preso un Totoro a testa per sorella e cugina e un adesivo per lui. In un’altra stanza c’è la libreria e lì ho fatto un altro acquisto, il libro The Art of Spirited Away, pesa un quintale e me lo porterò nello zaino per 20 giorni ma non me lo potevo far scappare!! La visita prosegue all’esterno, dove il cielo non è più così grigio.

La biglietteria all'ingresso
Museo Ghibli
Mosaico all'ingresso
Museo Ghibli

Salendo una scala a chiocciola si arriva sul tetto, dove c’è un prato e il robottone di Laputa. E’ bellissimo, e almeno lui lo posso fotografare! Aspetto il mio turno per averlo tutto per me e mi faccio fotografare insieme: questa sarà una delle foto a cui terrò in assoluto di più!!! Un ultimo giretto e ce ne andiamo, sono felice e mi sento molto fortunata. Quante emozioni!

Il bellissimo robot di Laputa
Museo Ghibli
Il robot di Laputa ed io
Museo Ghibli
I fuliggini!
Museo Ghibli
Trompe l'oeil
Museo Ghibli
Il bus per il Museo
Museo Ghibli

Torniamo alla stazione ma facciamo un giretto nella via con i negozi, devo dire che Mitaka è davvero bellina. Alla stazione ci perdiamo tra le delizie offerte dai negozi e cediamo di schianto all’odore irresistibile del pane appena fatto. Ne compriamo una bella forma che è uguale a quella dei cartoni animati e usciamo a mangiare fuori in una panchina, qui è sempre un problema mangiare in giro, non sappiamo mai dove imboscarci e non vediamo mai nessuno mangiare per strada quindi credo che non sia una cosa molto educata per i giapponesi. 
La panchina ci sembra andar bene e ci gustiamo la pizza (che mi sbrodolo sui pantaloni..) e il pane. Che buono!!!! Nella stazione trovo anche il timbro dei pokemon (mi è presa questa mania dei timbri!)

Il buonissimo pane, nei cartoni animati ha sempre questa forma!
Pane giapponese
Tornando ci siamo fermati di nuovo a Shibuya (è il mio quartiere preferito ormai) e siccome pioveva siamo andati per negozi alla ricerca di Mandarake (potevo farne a meno) e ci siamo infilati da Tokyu Hands, 7 piani di cazzate! Il mio mondo!! Nel piano casalinghi mi sarei portata via di tutto ma mi sono limitata al mio bento (che poi è un domburi*) così quando tornerò a Torino Lore mi preparerà tanti bei risottini da portarmi a lavoro! 

*Il bento è la scatola del pranzo, in genere rettangolare con più comparti. La versione donburi è quella a scodella.

Oggi mi sono proprio data allo shopping, lo zaino inizia a pesare e mi chiedo come farò a far stare tutto nella valigia. Ci siamo concessi una birretta in un pub molto carino (oggi ci scialiamo) e finalmente torniamo a casa. Beh, anche oggi siamo usciti alle 9 e siamo rientrati alle 18 passate… non fosse stato per rispetto dei nostri piedi e che eravamo carichi di borse non sarei più rientrata.

Reparto costumi di carnevale, il disegno dell'omino in tutina è buffissimo!
Tokyu Hands

Un riposino in camera e cena nel ristorante di sushi ad Asakusabashi. Quando siamo tornati ho messo via le cose che ho comprato stamattina e ho dato un’occhiata al libro, ci sono delle tavole bellissime, ho fatto proprio bene a prenderlo. 

Stanotte mi sono svegliata perché il letto ballava, ho aperto gli occhi e ballava proprio tutto, era un terremoto, sarà durato 10 o 15 secondi. Lore dormiva e non ha sentito niente, io non mi sono spaventata più di tanto (forse non ne ho avuto il tempo), e poco dopo sono tornata a dormire.

Buonissima cena di sushi
Sushi






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Info pratiche:

Museo Ghibli
Il biglietto d'ingresso costa 1000 yen e conviene prenderlo in anticipo, siccome ogni giorno accettano solo un certo numero di visitatori. Per essere sicura io l'ho preso dall'Italia tramite la HIS (dove ho anche acquistato il Japan Rail Pass di cui spiegherò tutto nei prossimi post).
Per arrivare a Mitaka c'è la Chuo line (da Shinjuku 220 yen). Alla stazione di Mitaka potete prendere il Neko bus oppure andare a piedi seguendo i cartelli di Totoro che indicano anche la distanza.
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